Impianti elettrici a Savona: quando vanno rifatti e come ottenere la certificazione

Set 25, 2026 | News

L’impianto elettrico è una di quelle parti della casa a cui si pensa solo quando qualcosa non funziona: il salvavita che scatta di continuo, una presa che si scalda, la luce che sfarfalla quando si accende il forno. Eppure è anche uno degli elementi più importanti per la sicurezza di chi abita l’immobile, e uno di quelli che invecchiano senza dare segni evidenti.

A Savona, come in molte città liguri, una parte consistente degli appartamenti si trova in edifici costruiti tra gli anni Cinquanta e Settanta, con impianti che in molti casi non sono mai stati rifatti. In questa guida vediamo quali sono i segnali che indicano che l’impianto va rinnovato, cosa prevede la normativa e come si ottiene la certificazione al termine dei lavori.

Perché l’impianto elettrico di casa invecchia

Cavi, isolanti, prese e interruttori hanno una vita utile. Con il passare degli anni l’isolamento dei conduttori tende a deteriorarsi, soprattutto negli impianti più vecchi, dove si utilizzavano materiali oggi non più ammessi. A questo si aggiunge un problema di dimensionamento: un impianto progettato quarant’anni fa non era pensato per alimentare contemporaneamente piano a induzione, forno, lavatrice, asciugatrice, condizionatori e magari la ricarica di un’auto elettrica.

Il risultato è un impianto che lavora costantemente al limite, con sovraccarichi frequenti e un rischio crescente di surriscaldamento. Per questo, dopo un certo numero di anni, una verifica da parte di un tecnico qualificato è sempre consigliabile, anche quando in apparenza tutto funziona.

I segnali che l’impianto elettrico va rifatto

Alcuni campanelli d’allarme sono facili da riconoscere anche senza competenze tecniche:

  • manca l’interruttore differenziale, il cosiddetto salvavita, oppure il quadro elettrico ha ancora i vecchi fusibili a vite;
  • le prese non hanno il polo centrale di terra, oppure si usano adattatori e prese multiple in quasi tutte le stanze;
  • i cavi sono rivestiti in tessuto o gomma e, nei punti visibili, appaiono rigidi, screpolati o ingialliti;
  • i cavi passano direttamente sotto l’intonaco, senza tubi protettivi, e non possono essere sfilati e sostituiti;
  • il salvavita scatta spesso, soprattutto quando si usano più elettrodomestici insieme;
  • prese o interruttori si scaldano, anneriscono o emanano odore di bruciato;
  • le luci sfarfallano o si abbassano quando si accende un elettrodomestico potente;
  • i punti luce e le prese sono troppo pochi rispetto alle esigenze attuali della casa.

Anche in assenza di segnali evidenti, ci sono momenti in cui il rifacimento conviene sempre: durante una ristrutturazione completa, quando si vuole aumentare la potenza del contatore per passare a piano a induzione o pompa di calore, o quando si acquista un immobile datato di cui non si conosce lo stato degli impianti.

Cosa dice la normativa: il DM 37/2008

Il riferimento principale per gli impianti negli edifici è il Decreto Ministeriale 37 del 2008, che ha sostituito la precedente Legge 46 del 1990. Il decreto stabilisce alcuni principi fondamentali:

  • gli impianti devono essere realizzati a regola d’arte, cioè nel rispetto delle norme tecniche di settore, in particolare le norme CEI per gli impianti elettrici;
  • l’installazione, la trasformazione e l’ampliamento degli impianti possono essere eseguiti solo da imprese abilitate, iscritte alla Camera di Commercio con i requisiti tecnico-professionali previsti;
  • al termine dei lavori, l’impresa installatrice deve rilasciare al committente la dichiarazione di conformità.

Per gli impianti più complessi, o che superano determinate soglie di potenza o di superficie, il decreto prevede inoltre che il progetto sia redatto da un professionista iscritto all’albo. Negli altri casi può essere predisposto dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice.

La dichiarazione di conformità: cos’è e cosa contiene

Quando si parla di “certificazione dell’impianto elettrico”, nella maggior parte dei casi si intende la dichiarazione di conformità, spesso abbreviata in DiCo. È il documento con cui l’impresa che ha eseguito i lavori attesta che l’impianto è stato realizzato a regola d’arte e nel rispetto della normativa.

La dichiarazione di conformità comprende, tra gli allegati obbligatori:

  • il progetto o lo schema dell’impianto realizzato;
  • la relazione con le tipologie dei materiali utilizzati;
  • il documento che attesta i requisiti tecnico-professionali dell’impresa installatrice.

Viene consegnata al committente e, nei casi previsti, depositata presso lo Sportello unico per l’edilizia del Comune. È un documento da conservare con cura insieme agli altri documenti della casa: serve, ad esempio, per richiedere un nuovo allacciamento o un aumento di potenza al fornitore di energia, ed è sempre più spesso richiesta nelle compravendite e nelle locazioni.

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E se l’impianto è vecchio e non ha la dichiarazione di conformità?

È una situazione molto frequente negli immobili datati. In questi casi le strade possibili dipendono dall’età dell’impianto:

Impianti realizzati prima del 13 marzo 1990. Per gli impianti antecedenti all’entrata in vigore della Legge 46/1990, la normativa considera adeguati quelli che presentano alcuni requisiti minimi di sicurezza: sezionamento e protezione contro le sovracorrenti all’origine dell’impianto, protezione contro i contatti diretti e protezione contro i contatti indiretti, oppure la presenza di un interruttore differenziale ad alta sensibilità.

Impianti realizzati tra il 1990 e il 2008 senza documentazione. Se la dichiarazione di conformità non è mai stata rilasciata o è andata persa, e non è possibile recuperarla dall’impresa che ha eseguito i lavori, si può richiedere una dichiarazione di rispondenza (DiRi). È rilasciata da un professionista iscritto all’albo con specifica esperienza nel settore, dopo un sopralluogo e le verifiche necessarie sull’impianto esistente.

Impianti non conformi. Se le verifiche mostrano che l’impianto non rispetta i requisiti di sicurezza, la soluzione è l’adeguamento o il rifacimento, al termine del quale l’impresa installatrice rilascerà una nuova dichiarazione di conformità.

Come si svolge il rifacimento di un impianto elettrico

Un rifacimento eseguito correttamente segue generalmente queste fasi:

1. Sopralluogo e verifica dell’esistente. Un tecnico valuta lo stato dell’impianto, il quadro elettrico, la presenza dell’impianto di terra e le esigenze di chi abita la casa.

2. Progetto. Si definiscono il numero e la posizione di prese, punti luce e interruttori, la suddivisione in circuiti e la potenza necessaria. È il momento giusto per valutare anche soluzioni di domotica o di illuminotecnica.

3. Opere murarie. Si realizzano le tracce nelle pareti per il passaggio dei nuovi tubi corrugati, che permettono di sfilare e sostituire i cavi in futuro senza dover demolire.

4. Posa di cavi, quadro e dispositivi. Vengono installati i nuovi conduttori, il quadro elettrico con interruttori differenziali e magnetotermici, e infine prese, interruttori e placche.

5. Chiusura delle tracce e finiture. Le pareti vengono ripristinate, rasate e tinteggiate.

6. Collaudo e dichiarazione di conformità. L’impresa esegue le verifiche strumentali previste dalle norme e rilascia la dichiarazione di conformità con tutti gli allegati.

Il rifacimento dell’impianto elettrico comporta sempre opere murarie. Per questo, quando possibile, conviene programmarlo insieme ad altri lavori, come il rifacimento del bagno o una ristrutturazione completa, così da concentrare polvere e disagi in un’unica fase.

Quanto costa rifare l’impianto elettrico

Il costo dipende da molti fattori: la metratura dell’appartamento, il numero di punti luce e prese, il livello di dotazione scelto, la qualità delle finiture di prese e placche, l’eventuale integrazione con sistemi di domotica e l’entità delle opere murarie necessarie.

Per questo non è possibile indicare una cifra valida per tutti. Il modo più corretto per avere un’idea precisa è richiedere un sopralluogo, che permetta di valutare l’impianto esistente e di ricevere un preventivo calcolato sul progetto specifico.

Il rifacimento dell’impianto elettrico può inoltre rientrare tra gli interventi che danno diritto alle detrazioni fiscali per la ristrutturazione edilizia. Percentuali e requisiti cambiano periodicamente, quindi è sempre consigliabile verificare le condizioni in vigore prima di pianificare il budget.

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Gli errori da evitare

Affidarsi a chi non è abilitato. Un impianto realizzato da chi non possiede i requisiti previsti dal DM 37/2008 non può essere certificato, con conseguenze sulla sicurezza, sull’assicurazione della casa e sulla futura vendita dell’immobile.

Accettare un impianto senza dichiarazione di conformità. La dichiarazione è un obbligo dell’installatore e un diritto del committente: va sempre richiesta al termine dei lavori, insieme a tutti gli allegati.

Sottodimensionare l’impianto. Prevedere oggi poche prese e una potenza minima significa ritrovarsi presto con prese multiple e salvavita che scattano. Conviene pensare anche alle esigenze future, come induzione, climatizzazione o ricarica dell’auto elettrica.

Decidere la posizione di prese e punti luce all’ultimo momento. Una volta chiuse le tracce, ogni modifica comporta nuove opere murarie. Meglio definire tutto in fase di progetto, pensando anche alla disposizione dei mobili.

Impianti elettrici certificati a Savona con Costruzioni Mugliarisi

Costruzioni Mugliarisi opera a Savona e Vado Ligure da oltre 40 anni. Per la progettazione e la realizzazione degli impianti elettrici ci avvaliamo della collaborazione consolidata con B.F. Impianti di Savona, per offrire impianti civili e commerciali, a bassa e media tensione, realizzati a regola d’arte e completi di dichiarazione di conformità.

Possiamo seguire sia il solo rifacimento dell’impianto elettrico sia una ristrutturazione completa chiavi in mano, coordinando in un unico cantiere opere murarie, impianti e finiture. Su richiesta realizziamo anche impianti di domotica, per il controllo di luci, tapparelle, riscaldamento, climatizzazione e allarmi, con le principali marche del settore come Vimar e BTicino.

Il titolare Daniele Mugliarisi segue personalmente ogni sopralluogo, per valutare lo stato dell’impianto esistente e proporti una soluzione realistica nei tempi e nei costi.

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Domande frequenti sugli impianti elettrici

Ogni quanto va rifatto l’impianto elettrico di casa?
Non esiste una scadenza fissa per legge, ma un impianto con più di 30-40 anni, senza salvavita o senza messa a terra, andrebbe sempre verificato da un tecnico qualificato ed eventualmente rifatto.

Chi può rilasciare la certificazione dell’impianto elettrico?
La dichiarazione di conformità deve essere rilasciata dall’impresa installatrice abilitata ai sensi del DM 37/2008, al termine dei lavori. Per gli impianti esistenti privi di documentazione, la dichiarazione di rispondenza può essere rilasciata da un professionista iscritto all’albo con specifica esperienza.

Cosa succede se il mio impianto non ha la dichiarazione di conformità?
Dipende dall’età dell’impianto. Per quelli realizzati prima del 1990 bastano alcuni requisiti minimi di sicurezza, per quelli successivi si può richiedere la dichiarazione di rispondenza. Se l’impianto non è conforme, va adeguato o rifatto.

La certificazione dell’impianto elettrico serve per vendere casa?
Nelle compravendite la conformità degli impianti può essere dichiarata o esclusa nell’atto, ma la presenza della documentazione è sempre più richiesta da acquirenti e notai e rende la vendita più semplice e trasparente.

Serve un permesso per rifare l’impianto elettrico?
Dipende dall’entità dei lavori. La sostituzione dell’impianto in un intervento limitato rientra in genere nella manutenzione ordinaria, mentre nell’ambito di una ristrutturazione più ampia può essere necessaria una pratica edilizia come la CILA. Il tecnico incaricato verifica caso per caso.

Quanto tempo serve per rifare l’impianto elettrico di un appartamento?
Per un appartamento di medie dimensioni servono generalmente da una a due settimane di lavori, a cui vanno aggiunti i tempi per chiudere le tracce e ripristinare le finiture. I tempi cambiano se il rifacimento fa parte di una ristrutturazione completa.

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